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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 Qualche giorno fa ho visto su Rai Tre lo speciale di Sfide su Valentino Rossi. Lo seguo ormai da qualche anno, adoro il suo modo di guidare la moto, ma ho sempre apprezzato anche "l'uomo" dietro il pilota. La trasmissione, chiaramente celebrativa, non ha fatto che confermare quello che pensavo di lui: fuori di testa, gran carattere, capacità da vendere. Eppure, trovo sempre qualche detrattore. Per carità, i gusti sono gusti e non si discutono, solo che i detrattori del Dottor Rossi non li capisco. 30 anni da poco, 8 mondiali vinti in 4 classi differenti, 100 primi posti e una serie di pole e podi troppo lunga da elencare. E' un "One Man Show": se c'è lui in pista lo spettacolo è assicurato, anche se non vince. E lui lo sa bene: ha la strafottenza (mai cattiva, secondo me) di chi sa di essere un gran campione, di chi sa di aver raggiunto i traguardi che voleva raggiungere, di chi sa di aver tappato le bocche che parlavano male di lui. Ma mai, MAI, a brutto muso. Il periodo più buio che ricordo di lui è quello in cui è stato sottoposto ad accertamenti fiscali: era un Valentino buio, scoraggiato, abbattuto dalle voci di chi non vedeva l'ora di poter dire che il Re era morto. E invece Rossifumi si ritira su, si accorda con il fisco, paga quello che c'è da pagare e ricomincia a girare l'acceleratore. E allora gli rispunta il sorriso, perchè la verità è che Valentino si diverte, sulla moto, per lui non è un lavoro: ho sempre pensato che smetterà quando il tutto non sarà più divertente. Una persona solare, che sa prendere e prendersi in giro. Un romagnolo, per farla breve. Per questo non capisco i suoi detrattori. Che sia un gran campione è innegabile. Che sia un orgoglio nazionale è innegabile. Che sia una brava persona è innegabile. E allora, davvero, non vedo come si possa non amare un personaggio così... Da parte mia credo solo che quando smetterà sarà difficile continuare ad appassionarsi al motociclismo. Fino al prossimo Valentino Rossi, almeno. Che però, sono convinto, non esisterà mai. Continua ad andare, Dottore.
Quando muore un personaggio pubblico fa sempre notizia, e si sente sempre dire qualcuno "Poraccio, nun sapevo manco che stava male", e magari è morto in un incidente. Qualche volta ti dispiace davvero, come quando morì Sordi: a me sembrò come se fosse morto un lontano parente, uno zio che non vedevo spesso, un nonno che abitava all'estero. Quando muore uno scrittore, almeno per me, è diverso. Michael Crichton è morto ieri, a 66 anni, portato via da un cancro. Nessuno sapeva della sua malattia, la sua famiglia ha preferito tenerlo "nascosto" (secondo i giornali, io preferirei dire che si sono giustamente fatti i cazzi propri), i funerali saranno privati. Morte improvvisa, nonostante la malattia che aveva. Talmente improvvisa che il suo ultimo lavoro, la sceneggiatura del quarto film di Jurassic Park, è rimasto incompiuto. Ed è questo che mi colpisce, quando muore uno scrittore. Michael Crichton aveva finito di raccontarci storie? Ha scritto tutto quello che voleva scrivere? Aveva altre favole nelle sue mani? Sicuramente si, ma noi non le leggeremo mai.

PS: Non era il mio scrittore preferito, Michael Crichton, ma avevo letto di lui la serie Jurassica, Congo e in libreria ho Preda, che leggerò quando sarà il momento. Niente letteratura, erano racconti leggeri, da ombrellone. A me però piacevano, e i suoi racconti mi mancheranno. Addio, Mr. Jurassic Park.
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